Morconese - Chiese


 

 

Convento dei Frati Cappuccini: I Cappuccini sono a Morcone dal 1603. in quell’anno, infatti, per volontà del marchese Gianfranco da Ponte e, poi, di tutta la popolazione morconese, fu iniziata la costruzione del Convento e della Chiesa. I Frati, intanto, erano accampati in località di fortuna. I primi anni di vita del nuovo convento furono illuminati dalla fama di santità di Padre Giovanni da San Severo. Fin quasi dagl’inizi, fu sede di noviziato per la fascia appenninica della provincia Cappuccina di Sant’Angelo.

Salvo brevi interruzioni, dovute a circostanze esterne, ogni anno, il Convento ha accolto gruppi di novizi fino al 1981.

Il 6 gennaio 1903, bussò alla porta del Convento Francesco Forgione; il 22 gennaio dello stesso anno  vestì l’abito cappuccino e si chiamò Fra Pio da Pietrelcina.

Il convento, oltre a numerose celle, ha anche un’ ampio e suggestivo refettorio e una sala dove si trova il focolare dove di inverno i Frati si ritrovano. 

 

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San Bernardino: Eretta a titolo di culto di San Bernardino (elevato agli onori di Santo Patrono nel 1669) agli inizi del XVI secolo, la chiesa ebbe termine nel  1608 e divenne subito punto di convergenza della fede dell’intera cristianità morconese.

All’interno il tempio presentava esili e slanciate colonne, soffitto e cassettoni, boccheggianti stucchi, pregevoli affreschi. Un meraviglioso coro ligneo, un pulpito e un organo di pregiata fattura completavano l’arredamento della chiesa. Di tutto ciò non resta nulla.

Per cause non documentate, in una tiepida notte di maggio del 1917, il fuoco si sviluppò nel vasto tempio avendo facile gioco di tutto per l’estrema infiammabilità. 

Al centro della facciata c’è uno scudo in fornelle di terracotta ceramicate raffiguranti lo stemma della Civica Amministrazione.

 

 

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San Giovanni de Restauratis: La chiesa, con annessa sacrestia e casa canonica posta sul retro, costituisce un’insula autonoma, che si eleva tra le case e i palazzotti gentilizi verso la parte più alta del borgo. Un documento del 1369 la cita tra le sette parrocchie maggiori del borgo medievale. L’indicazione dell’anno 523, incisa su una campana, annotata in un inventario del 1699, suggerisce una origine alto-medioevo. Durante i secoli subì numerosi rifacimenti, fino all’inizio del ‘900.

L’esterno, preceduto dal bel piazzale selciato in pietra, richiama l’architettura religiosa abruzzese, per la facciata, semplice e lineare, a taglio orizzontale; il portale di ingresso è del 1875. Accanto, si eleva la torre dell’orologio pubblico, che un tempo segnava le ore al tocco della campana (la parte meccanica è custodita presso la Biblioteca comunale di Palazzo Sannia).

L’interno, a navata unica, risente delle ristrutturazioni avvenute tra il XIX e XX secolo: il presbiterio è preceduto da un arco a sesto ribassato, sostenuto da colonne ioniche; l’altare di marmi policromi è del 1910; probabilmente anche il soffitto a cassettoni è della stessa epoca, la cantoria a balaustra di legno  che si trova al di sopra dell’ingresso e il fonte battesimale; è conservato un confessionale databile al XIX secolo. In cattivo stato di conservazione gli intonaci, ove si scorgono tracce di decori antichi. Un documento d’archivio del 1656 descrive alcuni affreschi con storie di San Giovanni Battista, che potrebbe trovarsi sotto gli strati di pittura più recenti. Nella sacrestia, c’è un fontanile del 1688.

La chiesa fu chiusa al culto dagli anni ‘ 70 del ‘900 ed è stata riaperta l’ 11 maggio 2003 dall’Archeoclub di Morcone.

 

 

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San Marco Evangelista: San Marco, nell’ordine delle Chiese morconesi, occupa il terzo posto. Veniva dopo S. Salvatore e S. Maria de Stampatis ed era già menzionata nella famosa pergamena del 1369, tra le parrocchie maggiori.

La Chiesa di S. Marco è stata per secoli riconosciuta una parrocchia importante, situata al centro di un agglomerato di molte case, alcune oggi purtroppo vuote e abbandonate.

Portano il nome di S. Marco anche  la piazza, la fontana-lavoro, la porta, il torrente, il ponte sullo stesso. Un rione, quello S. Marco, popoloso, affiatato nel passato, ma che oggi si presenta silenzioso, spopolato, suggerendo malinconia e sconforto a chi la ricorda centro di diverse attività e pieno di vita.

La Chiesa di S. Marco, che appare dopo la Seconda Guerra mondiale, per una abbondante nevicata, subì lo sfondamento del vecchio tetto, è stata riedificata alcuni anni fa. Il campanile, prima del rifacimento della Chiesa, era dotato di uno dei due orologi civici posti in due torri campanarie a Morcone (l’altro funzionava a S. Giovanni de Restauratis, ma andò in disuso: oggi esiste solo quello recentemente installato alla torre civica di S. Bernardino). Aveva diritto, per il passato, ad un parroco ed a due cappellani. In S. Marco e S. Salvatore esistevano le uniche fonti battesimali di Morcone.

Nel 1630 incorporò tre  parrocchie minori: S. Giovanni de Sambuciis, S. Lorenzo e S. Stefano.

Monsignor Giuseppe Capozzi, stimato parroco di S. Marco, scrisse nel 1844 << La chiesa di Morcone >> attraverso la quale conosciamo molte notizie riguardanti il clero del paese.

La Chiesa attuale presenta uno stile architettonico moderno dotato di magnifici finestroni istoriati, e di un altare marmoreo costruito nel  1999.

  

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Santa Maria de Stampatis: La chiesa sorse intorno al 1100 quando agli abitanti della Contrada di Stampa, situata nei dintorni di Cuffiano, colpiti da calamità naturali si rifugiarono a Morcone ai piedi del Castello. I devoti cittadini portarono con loro un prezioso e venerato simulacro della Santissima Vergine, di stile romano–bizantino, proveniente probabilmente dall’Oriente sottratto alla persecuzione  e gelosamente custodito.   

La statua lignea rappresenta la Vergine che ha nella mano destra un ramo di ulivo, mentre con la sinistra regge Gesù.La chiesa fu rasa al suolo dal terremoto del 1688:   incolume sulle rovine restò solo la prodigiosa    Immagine. Il Tempio fu poi ricostruito dall’Arcivescovo di Benevento, Cardinale Vincenzo Maria Orsini nel 1770. La chiesa pur non vantando pregi artistici si presenta di bell’aspetto con le sue tre navate longitudinali, i tre altari e lo spazioso presbiterio. Stupisce la presenza di una bombarda che si affaccia imponente da una finestra del campanile, puntata verso i ruderi del castello. Il cannone è un dono fatto alla chiesa alla fine della I Guerra Mondiale per aver dato alla Patria la legna dei suoi boschi.

 

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San Michele Arcangelo: Da un documento del 1369 San Michele Arcangelo risulta una delle sette parrocchie maggiori di Morcone. La fondazione della chiesa si deve agli abitanti di un Castrum confinante, distrutto dalla peste e dalla guerra. In tempo medievale sorgeva extra moenia, su una collina posta nelle immediate vicinanze del borgo. Andato in rovina, nel 1616 fu ricostruito dove si trova ancora oggi. L’esterno, sobrio, corrisponde agli stilemi dell’architettura del ‘600: la facciata, sormontata da un timpano triangolare, riceve slancio da due sottili lesene con capitello ionico; un finestrone a sesto ribasso illumina l’interno. Al mezzo del campanile, in una nicchia, la statua di San Michele, nell’atto di uccidere il dragone, copia della analoga statua del Santuario di Monte Sant’Angelo del Gargano, realizzata nel XVIII secolo in pietra del Gargano: ciò testimonia il forte legame di Morcone con l’area della transumanza. L’interno risente di una ristrutturazione poco rispettosa del passato, a metà del ‘900. L’altare conserva parte della struttura in marmi.

 

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 Santo Onofrio: Al centro del borgo antico, questo modesto edificio di culto fu costruito nel XVI secolo come sede della Confraternita di S. Maria del Carmine, attestata fin dal 1646 e attiva fino ad un secolo scorso. Al suo esterno, una piazzola lascia scorgere uno squarcio di panorama. All’interno del tempio si trova una raccolta di beni artistici, provenienti da altre chiese di Morcone.

Lo stato attuale, anche se in parte mutato rispetto alla sistemazione antica, è di buona conservazione. Meritevoli di interesse sono la tela d’altare raffigurante la Madonna del Carmelo, con baldacchino in legno di gusto rococò, e l’altare in pietra.

Parte dell’arredo originale sono: la cantoria dei confratelli, posta attorno all’altare, in legno intagliato; l’organo a decorazione policroma, sul coro sovrastante l’ingresso.

 

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San Rocco: Quando, venendo dalla strada panoramica Sud Matese si raggiunge piazza S. Salvatore ci si trova di fronte alla ristrutturata chiesa omonima, ai ruderi del Castello medievale e di fronte ad un panorama che porta lo sguardo a spaziare da una parte sulla vallata del Tammaro e dall’altra su una conca di verde, dove subito si nota una chiesetta piccola e suggestiva, intitolata a S. Rocco, che dà il nome all’intera località.

S. Rocco, quando i venti rendono impossibile addirittura di sostare a piazza S. Salvatore si rivela un’oasi di tranquillità.

Il 16 agosto ricorre la festa di S. Rocco e dalla mattina un enorme via vai di gente viene a far visita al santo. Nel pomeriggio ha inizio un rito laico: la caratteristica tradizione della << fresa >>: ogni famiglia che raggiunge S. Rocco, porta con sé grossi biscotti, chiamati << frese >>, che vengono bagnati nella fontana sorgiva posta poco più in basso della chiesetta e mangiate con salami o altre cose.

 

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Santissima Annunziata: Nel manoscritto del 1369 noto come Brevis descriptio terrae Mucroni viene enumerata, tra le chiese non parrocchiali, una "ecclesia Ss.mae Annuntiationis". Il disegno contenuto in una pergamena del 1573 rappresenta la chiesa della Ss.ma Annunziata annessa al Monastero dei PP. Celestini. Le fonti antiche fanno sorgere il tempio sul pendio della collina di Morcone, in posizione originariamente isolata, in uno con il monastero eretto da quei benedettini riformati per opera di Pietro di Morrone, eremita, poi eletto papa nel 1294 con il nome di Celestino V da cui presero il nome i Padri. La chiesa fu sede della Confraternita della Ss.ma Concezione fondata sin dal 1419 dai PP.Celestini e nel XVIII secolo dotata di un monte frumentario di ben 700 tomoli di grano. Soppresso il monastero da Innocenzo X il suo patrimonio fu destinato al seminario di Benevento. Nel 1683 per opera del notaio Ciampone furono chiamati a Morcone i Padri di S.Domenico, e il papa Innocenzo XI concesse loro la vasta chiesa e l'infelice casamento, che fu ridotto in un monastero. Nel 1705 i PP.Predicatori (Domenicani) della provincia monastica di S.Marco dei Cavoti acquistarono il patrimonio dell'ex monastero del seminario per 800 ducati, che furono impegnati come fondo per accogliere un alunno di Morcone aspirante al sacerdozio. Nel 1715 i lavori di ampliamento del convento erano ancora in atto. É a questa fase che va ascritta la sistemazione del tempio nelle forme che ci sono giunte. 

Nel 1809, con la soppressione dei conventi, i PP.Predicatori lasciarono Morcone. La chiesa fu mantenuta con le offerte dei fedeli mentre il convento, acquistato da privati, divenne l'abitazione della famiglia Paulucci. Nel 1937 Raffaella Paulucci vedova Sannia volendo provvedere al servizio religioso dei cittadini di Morcone donò la proprietà alla provincia napoletana del SS.mo Redentore, affinchè i PP.Liguorini vi insediassero una comunità. Durante la loro permanenza, i Liguorini operarono trasformazioni riguardanti cappelle, rifiniture e ornamenti, inserirono le statue dei loro santi (S.Alfonso e S.Gerardo) e negli anni '60, portato alla chiesa della SS.ma Annunziata il titolo di parrocchia di S.Giovanni de Restauratis, da questa furono portate sacre suppellettili e la statua di S.Giovanni Battista. Negli anni '70 a loro volta i PP.Liguorini lasciarono il convento per carenze di vocazioni. Il comune prese in affitto i locali del convento (1978) mentre la chiesa fu chiusa. In seguito il comune ha donato i locali in affitto all'ASL di Benevento che nel 2005 ha finalmente riaperto l'antica chiesa ormai in declino.

 

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Santissimo Salvatore: Il tempio più antico di Morcone si eleva alla sommità della collina: il profilo del suo campanile si staglia sul panorama del paese. La chiesa cristiana sorge sull'area in precedenza occupata da un tempio del III - II secolo a.C.: all'interno, se ne vedono i resti di muratura isodoma che ne costituivano il basamento. Nel IX secolo fu sede vescovile: la sua diocesi, posta sotto la giurisdizione del patriarca di Costantinopoli, si estendeva fino ai confini della Capitanata (la Capitanata è un'antica circostrizione del Regno di Napoli costituita da Federico II di Svevia e divenuta in seguito provincia del Regno delle due Sicilie. Corrisponde, all'incirca, all'antica Daunia e all'odierna Provincia di Foggia. Detta anche Puglia piana, insieme alla Terra di Bari e alla Terra d'Otranto componeva il territorio dell'attuale Regione Puglia). con i Normanni, nel secolo XII, il vescovato di rito greco - bizantino, cessò di esistere, ma la chiesa restò sede di Arcipretura nullius.

In uso fino alla metà del ‘900, il tempio ha subito un rovinoso degrado, che comportò il crollo del tetto, l’abbattimento del campanile e la scomparsa di ogni ornamento e suppellettile. Restituito da pochi anni all’uso, oggi è sede del museo interparrocchiale.

L’esterno, suggestivo per l’ampia veduta, mostra elementi di architettura romanica.

L’interno, spoglio, contiene tuttavia interessanti reperti quali la sepoltura del canonico Luca Pulzella, del 1316, con bassorilievo che lo ritrae in vesti sacerdotali del rito greco; il fonte battesimale monolitico; una esposizione di elementi lapidei residui delle decorazioni del tempio stesso.

 

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San Nicola: La piccola chiesa di San Nicola è situata al limite del centro antico di Morcone, lungo l’attuale Via Roma, di fronte all’antico Palazzo Comunale, sede dell’Universitas (il comune medievale) fin dal XV° secolo. La loggia dell’Universitas (poi trasformata in carcere, e ora visibile all’interno del Centro sociale anziani) e la Chiesa civica si aprivano sulla Piazza pubblica, antica sede delle riunioni popolari. Alcuni locali annessi al tempio, in epoca antica, furono sede di un “ospedale per gli infermi”.

La chiesetta, sia pur di modesto valore architettonico, è importante perché è collegata alla storia della Universitas di Morcone, che deteneva la proprietà. Il carattere civico del tempio è testimoniato dalla effigie della città (il leone rampante una rosa) riprodotta sull’architrave del portone d’ingresso e sul fregio brocco che adorna l’altare. In antico, la chiesa possedeva anche la campana civica, al cui suono il popolo veniva chiamato in parlamento.

Il tempio consiste in una piccola aula di modesta architettura, a pianta rettangolare irregolare. Di fine fattura è la cornice del portale d’ingresso, di gusto rinascimentale, in pietra locale, con motivi ornamentali stilizzati a foglie, ovuli e gocce. Sull’architrave, sotto la dicitura AVE GRATIA PLENA, è riportato R.F. (Restauratum Fecit) A.D 1859, a testimoniare un intervento di ristrutturazione. Ai lati della vela campanaria che sormonta la facciata, sono posti due leoni in pietra, si spoglio da un edificio medievale.

Nell’interno, l’elemento più ragguardevole è la tela d’altare, che rappresenta San Nicola in abito vescovile, benedicente nel gesto di rito greco, mentre la mano sinistra regge un libro sacro con le tre palle d'oro, attribuito al santo. ai lati emergenti da nubi, Gesù e Maria porgono, rispettivamente, un libro ed una stola. Genuflessi ai piedi del santo, i due committenti, la cui identità va ascritta all'ambito della nobiltà in periodo aragonese. La qualità artistica e un analogo dipinto, presente a Napoli nella chiesa di San Domenico Maggiore, suggeriscono la provenienza da bottega napoletana, che risente delle forme del gotico internazionale, a fine XV secolo. In tale periodo, peraltro, la politica d’impulso alle Universitates promosse da Ferrante d’Aragona per limitare il potere baronale, trovò riscontro a Morcone, città fedele al sovrano, che nel 1462, ottenne da parte del re la conferma delle Antique Assisie. All’interno del tempio sono ancora da notare: l’acquasantiera lapidea a sinistra dell’ingresso; il fontanile in pietra murato a sinistra dell’altare; il decoro di gusto barocco in stucco, una volta probabilmente policromo (ora per lo più imbiancato) che circonda l’altar e alle cui sommità è riportata l’effige civica. Al fondo della parete sinistra della navata è murata una lapide marmorea sulla quale è incisa la seguente iscrizione:

ALTARE HOC IN HONORE DEI EIUS/QUE SS. GENITRICIS VIRGINIS MARIAE/ET S. NICOLAI PONTIF. SOLEMNI/RITU DEDICANS DIE XXX/SEPTEMB. MDCCIII SACRAVIT/FR. VINCENTIUS MARIA ORD PRAED./EPISCOPUS TUSCULANUS CARD./URSINUS ARCHIEPISCOPUS.

 

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