Morconese - Storia


 

               La storia

 

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Secondo uno stereotipo, ormai consolidato, Morcone presenta un aspetto non dissimile da un presepe, con le sue case che sembrano sospese lungo i fianchi del monte Mucre.

Tuttavia, dietro questa immagine, per dir così, mansueta, il paese nasconde un carattere fiero, come testimoniato dalle vicende storiche delle quali è stato partecipe. Esso fa parte, come è ben noto, di quel “Samnium” le cui popolazioni, come è ben noto, diedero molto filo da torcere ai conquistatori Romani.

Una volta che l’intera regione fu sottomessa, i secoli si successero sempre uguali, fra guerre e paci più o meno durature.

La fierezza dei morconesi però, non si estinse; anzi, ottenne riconoscimenti ufficiali anche dai popoli invasori, altrimenti definiti barbari.

Particolarmente rilevante fu la posizione di Morcone durante la dominazione Longobarda, che ne fecero sede di un gastaldo o governatore, che esercitava il potere e amministrava la giustizia nell’ambito del Principato di Salerno.

Sulle origini vi sono alcuni dubbi: resta però incontrovertibile la certezza che l’antica Mucre, (= punta), Oppido del Sannio Pentro, poi diventò Mucrone ed oggi Morcone. Nei documenti di massima attendibilità il primo riferimento  a Morcone è del 776, proprio quando era Gastaldato Longobardo.

A tal proposito si riporta un passo tratto da: ”I Comuni della Provincia di Benevento”, edito nel 1907, da  A. Meomartini.

Morcone fu senza dubbio una terra abitata dai tempi remotissimi […] Svolgendo le pagine di storici e di cronisti o di documenti di ogni specie, nessuna notizia si rinviene su  questo Comune anteriore all’epoca longobarda […] Se quieta o torbida fosse stata la vita di Morcone durante l’invasione franca e quella greca, non sappiamo […] Nella vita e leggenda di San Leone Papa è detta “Città”.

Al secolo VIII o poco più tardi, risale probabilmente la costruzione del castello, i cui ruderi ancora sono visibili in cima al colle, eretto su avanzi di mura megalitiche osco-sannitiche, considerate ciclopiche o pelagiche.

A sud-est del castello esistono le mura dell’ormai ricostruita chiesa del Santissimo Salvatore  (adibito oggi a Museo), sede privilegiata  del Vescovo cittadino, nella quale fino a qualche tempo fa era una lapide sepolcrale raffigurante il canonico Pulcella con parametri propri del rito bizantino, prova evidente che il paese, anche se sotto il profilo religioso, ricopriva un ruolo assai importante.

Morcone fu sede vescovile dal 1058 al 1122.

Nella prima metà del XI secolo, godeva già del titolo di “Civitas”.

La città era circondata da mura di cinta con 6 porte.

Forse al 1259 risalgono le “Assisie”, (Statuti tutt’ora conservati), raccolta di leggi mirate a regolare la vita e le attività quotidiane degli abitanti di Morcone, allora “Università” ricopiate dagli amministratori, con a capo il Mastrogiurato, perché il testo era molto danneggiato, e autenticate  ed approvate dalla regina Margherita di Durazzo, moglie di Carlo II re di Napoli, l’ 11 Luglio 1381.

Questa sovrana dimorò infatti dal 1380 al 1381 a Morcone, insieme ai figli Giovanna e Ladislao.

In tale periodo Morcone divenne caposaldo difensivo durante la guerra tra la casa Durazzo e la dinastia degli Angioini.

Nei secoli successivi, il feudo morconese passò spesso di mano a causa dei giochi di potere e delle regalie dei potenti. Dai Gaetani, che avevano ricevuto il titolo di Conti di Morcone dagli Aragonesi, passò ai Colonna. Nel 1554 il feudo fu portato in dote a Scipione Carafa; nel 1596 fu venduto a Giovan Francesco d’Aponte. Dopo qualche anno, nel 1614, passò a don Fabrizio de Capua, quindi al Marchese Michelangelo Baglioni, per tornare poi ad un ramo della famiglia Carafa, i Principi di Colorano, Conti di Morcone.

Nel XVIII e nel XIX secolo, fino al 1861, Morcone fece parte del Contado di Molise; successivamente, passò alla provincia di Benevento, inserita  nel Regno Unito d’Italia. 

Da sempre dedito alla pastorizia, il territorio morconese è attraversato dal tratturo denominato “Pescasseroli - Candela”, largo in alcune parti anche 55 m., ancora oggi, in alcuni tratti, si conserva nella forma primaria.

Il “tratturo”è, fra le strade di montagna, una delle forme più antiche d’Italia.  I tratturi erano antiche vie naturali di comunicazione, battute in particolare dagli armenti della transumanza periodica, e i cui spazi, detti “riposi”, servivano per il pascolo. Il tratturo che attraversa il territorio morconese era all’epoca romana chiamato “Via Minucia” (nome di un console romano).

In altri documenti parrocchiali vengono nominate ben 27 chiese e oratori.

In seguito si aggiunse la “chiesa civica” di San Bernardino, protettore (insieme a San Domenico da Cuculo) di Morcone.

I suoi lavori di costruzione iniziarono nel 1515 e finirono nel 1580. Nel 1742 in questa chiesa vi erano ben 59 ecclesiastici.

La chiesa andò quasi completamente distrutta in un incendio nel 1917; è stata ricostruita nel 1988 ed è ora adibita a Auditorium.

Nel 1774 vi officiavano 34 cappellani.

Nel 1781 Morcone aveva una chiesa matrice dell’Università, una chiesa collegiata, 6 parrocchie, 9 benefici, 2 badie, 58 cappelle, un convento dei Padri Cappuccini, 2 confraternite, 1 congregazione.

Nel paese si sono insediati diversi ordini monastici: il più antico insediamento fu quello dei Padri Brasiliani. Poi arrivarono i Padri Benedettini e Celestiniani, entrambi presenti con due monasteri; ed infine i Padri Domenicani ed i  Padri Cappuccini.

Nel 1656, la prima attività economica di Morcone era la lavorazione dei “pannilani” che si commerciavano finanche con lo Stato Pontificio.

Nel 1770 Giuseppe Maria Galanti scriveva: “ […] è sicuro che al presente sia la Città più considerevole per popolazione e per l’ampiezza del suo territorio in tutta la Provincia del Contado del Molise.”

L’Università di Morcone dette il suo apporto alla reazione di tutto il Regno di Napoli quando, il 21 maggio 1547, fu promulgato l’editto dell’istituzione dell’Ufficio della Inquisizione, sul modello di quello spagnolo.

Terminate le lotte contro le prepotenze e gli abusi degli ultimi feudatari, dopo l’abolizione dei feudi avvenuta con il decreto del re del 2 agosto 1806, l’Università di Morcone si occupò delle controversie per i possedimenti e gli usi di promiscuità con i Comuni confinanti. Ebbe la meglio, in particolare, con Pontelandolfo e Pietraroja (1826 e 1841).

Nel 1807 fu istituita l’Officina di Porta (odierno Ufficio Postale).

La prima strada rotabile che attraversò Morcone, denominata Consolare Sannitica, e che andava da Maddaloni a Campobasso, fu progettata nel 1778, giunse a Morcone intorno al 1810 e fu terminata nel 1820.

Per la centralità del paese fra i mandamenti limitrofi, con decreto luogotenenziale del 1° Gennaio 1861 Morcone fu prescelto a capo del Circolo politico per le elezioni uninominali e vide aggregati i mandamenti di Pontelandolfo, Colle Sannita, Santa Croce del Sannio e Sepino.

Nel 1852 Morcone era un centro specializzato con tre ferramente, 3 pastifici, 15 mulini e 6 frantoi, 3 fabbriche di stoviglie, 3 tintorie, 1 cartiera, 9 macelli e poi locande, caffè e tanti negozi.

Il bacino linifero di Morcone era all’epoca il più vasto ed importante del Mezzogiorno d’Italia, occupando un’estensione di oltre 500 ha. (ettari) di terreno.

Un florido artigianato sosteneva l’economia locale con carbonai, fabbri, calzolai, spazzacamini, maniscalchi, sarti, etc..

Dal 1869 fino al 1989 ininterrottamente a Morcone ha avuto sede l’Ufficio di Pretura. 

Il 21 settembre 1883 fu inaugurata la ferrovia denominata “Benevento - Morcone – Campobasso – Larino - Termoli” progetto approvato già dal Parlamento nel 1865.

Sulla tratta Benevento - Campobasso di 84 chilometri, su 12 stazioni e 3 fermate facoltative, ben 4 erano localizzate sul territorio di Morcone.

Durante il ventennio fascista la stazione di Morcone fu dichiarata “zona climatica” per cui il viaggiatore godeva di uno sconto sul biglietto.

Nel 1898 il Consiglio Comunale di Morcone inizia la costruzione di un acquedotto, per un importo di lire 160.000 (circa 83 euro), che fece aumentare la portata d’acqua a servizio della cittadinanza (allora circa 10.000 persone) da 3,5 a 20 litri al secondo. Il primo acquedotto risaliva ai primi anni dell’Ottocento.

La mattina del 6 gennaio 1903. Francesco Forgione (futuro San Pio) entrò nel convento dei Padri Cappuccini di Morcone.

Questo, edificato per volere del Marchese d’Aponte nel 1603, è quasi sempre stato sede del noviziato dei Cappuccini di Foggia.

In questo convento San Pio ha trascorso circa 400 giorni, nelle almeno 7 volte che vi ha dimorato.

Il mattino del 22 gennaio del 1903, lasciò gli abiti laici per indossare il saio e prendere il nome di Fra Pio da Pietrelcina.

Il 18 luglio 1909 San Pio ricevette, sempre a Morcone, l’Ordinazione diagonale.

Nel 1906 fu realizzata la prima centrale elettrica;  la seconda venne inaugurata nel 1914, con la costituzione di una società privata all’uopo costruita.

Nella Grande Guerra, il paese sacrificò 125 giovani figli per gli ideali della Patria.

Il contributo di sangue per la II Guerra Mondiale viene quantificato in oltre 100 vittime.

 Nel 1936 il quotidiano il “Mattino” scriveva: “Nessuno avrebbe mai immaginato di trovare nella provincia di Benevento un paese come Morcone”.

Nel Referendum istituzionale del 1946, su 4.946 votanti dei 5.898 iscritti nelle liste, 2997 votarono la Repubblica, 1.804 la Monarchia.

Morcone fu tra i pochi Comuni della provincia di Benevento ad esprimersi in senso repubblicano.

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